googleb1e485783528993b.html Il Diario di Fabio Norcia

sabato 10 gennaio 2009

L'apocalisse e la resurrezione dell'Anima

L'Apocalisse e la resurrezione dell'Anima
(il fallimento del capitalismo può aprire le porte ad una nuova spiritualità)

L’amore è il desiderio più profondo dell'uomo
e l'unico che se realizzato può renderlo veramente felice.
Nasce dalla sua voglia di socializzazione
e solo in una società equilibrata,
in sintonia con il suo desiderio di amore,
sarà in grado di realizzarlo.

Ormai da qualche tempo non si sente che parlare di difficoltà crescenti nelle economie dei più potenti paesi del mondo a cominciare dagli Stati Uniti. Sembra che non esistono altri problemi. Abbiamo messo da parte i temi della sicurezza, dell'integrazione razziale e della moralità di chi ci governa. Siamo tutti intenti a capire cosa succederà in campo economico. Mentre i governi degli stati più potenti del mondo asseriscono che la crisi economica è sotto controllo, che verranno prese tutte le decisioni per scongiurare ogni rischio per i cittadini, che le banche e le industrie saranno aiutate dallo Stato stesso, ogni giorno assistiamo a notizie sempre più allarmanti che sconfessano invece chi cerca di tranquillizzarci. Si va alla deriva e si affonda nello stesso clima che si dovette vivere sulla famosa nave “Titanic” prima della tragedia: l'orchestra suonava mentre la nave affondava. La crisi che all'inizio ci dicevano avesse colpito solo alcune banche (quelle buone le avrebbe salvate lo Stato), ha investito un po' tutte le attività produttive, tanto che lo stesso giorno in cui scrivo questo articolo, si parla per la prima volta apertamente per l'Italia di vera e propria recessione. Recessione è una situazione economica caratterizzata da livelli di attività produttiva più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando completamente ed in maniera efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione.
Per definire la recessione si usa come termine di riferimento il PIL (Prodotto Interno Lordo); se la variazione del PIL rispetto all'anno precedente è inferiore all'1% si parla di crisi economica, se è superiore si parla di recessione. Quindi, se il PIL dell'anno precedente è uguale a 100 e quello dell'anno successivo è 99,5, si parla di crisi economica, se invece è di 98,5 si parla di recessione. Negli Stati Uniti si parla di recessione quando il PIL reale diminuisce per almeno due trimestri consecutivi.
Sintomi delle fasi di recessione possono essere la diminuzione del tasso di crescita della produzione, l'aumento della disoccupazione, la diminuzione dei tassi di interesse in seguito alla riduzione della domanda di credito da parte delle imprese, il rallentamento del tasso di inflazione causato dalla diminuzione della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori. In alcuni casi, la recessione può essere associata con l'aumento dei prezzi (inflazione), fenomeno conosciuto come stagflazione (combinazione dei termini stagnazione ed inflazione). Il consumismo che pure viene giustamente criticato perché spinge gli esseri umani, condizionati sempre più dagli spot pubblicitari a comprare spesso al di fuori di qualunque logica, costituisce il motore e la linfa che permettono alla società capitalista di sopravvivere. Nessuno a destra e a sinistra nutre il minimo dubbio sull’utilità e la necessità della crescita economica e così tutti finiscono per essere d'accordo e approvano il consumismo. La crescita e il consumo sono al primo punto di ogni programma politico. Un postulato che non ha bisogno di dimostrazione. Come ogni organismo vivente deve respirare, così l’economia deve crescere. Se non cresce è sintomo che sta male. Una mancanza di logica esibita senza pudore, di per sé solo ridicola, perché nasconde il rifiuto di capire che una crescita infinita non è possibile in un mondo che, per quanto grande, non ha una disponibilità infinita di risorse da trasformare in merci, né una capacità infinita di assorbire i rifiuti generati dai processi di produzione e dalle merci nel corso e al termine della loro vita. Eppure la competizione politica tra destra e sinistra, tra tutte le destre e tutte le sinistre apparse nella storia, si è sempre incentrata sulle rispettive capacità di far crescere l’economia più della parte avversa. La crescita della produzione è l’obiettivo degli imprenditori, dei sindacati e della finanza. La crescita dei consumi l’aspettativa delle popolazioni. Nel sistema dei valori su cui si fondano le società industriali il più si è identificato e continua a identificarsi col meglio, anche se progressivamente diminuiscono la sua utilità e aumentano i disagi che crea. I danni sono come nascosti da un velo che impedisce di vederli. Le guerre per il controllo dei giacimenti petroliferi, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari e i cambiamenti climatici in corso non vengono messi in relazione con l’incremento dei consumi di fonti fossili necessari a sostenere la crescita della produzione e dei consumi. Come se niente fosse, la destra e la sinistra, tutte le varianti attuali della destra e della sinistra, continuano a mettere la crescita e il consumo al centro dei loro programmi politici. Adesso non è più possibile fare finta di niente e qualunque provvedimento che cercasse di fare nuovamente aumentare i consumi sarebbe destinato nel breve a fallire. Eppure avviene proprio questo. Da una parte il benessere economico diminuisce, dall'altro, i governanti, il nostro con maggior faccia tosta, ci chiedono di sorridere e di continuare a comprare.
Voglio essere chiaro e deciso, visto che tutti hanno paura di dichiararlo: quello a cui stiamo assistendo è un vero e proprio crollo del sistema capitalistico. Tutti hanno paura di dichiararlo, visto che dopo il cosiddetto crollo del comunismo, e in Italia anche dei partiti che lo sostenevano, il capitalismo era considerato come l'unica forma di società possibile. Dichiararlo fallito significherebbe come dichiarare la fine del mondo, la morte delle società civili e una vita di miseria e di stento per tutti, una vera Apocalisse. E poi ci sarebbe il pericolo che il mostro del comunismo, casomai non fosse definitivamente morto, rialzasse la testa e riapparisse nuovamente. Anche di questo devono avere paura molti uomini politici, e allora è molto meglio non cominciare brutalmente a spargere la notizia del fallimento del capitalismo. Meglio lasciar credere che è possibile rimediare, casomai riscrivendo le leggi che lo governano, aiutando economicamente le famiglie povere, in un crescendo di buoni e accattivanti propositi.
Carl Marx e tanti ricercatori, in epoche non sospette, avevano dichiarato apertamente che l'avvento del comunismo sarebbe potuto avvenire soltanto dopo il crollo del capitalismo. Alcuni leader politici all'inizio del secolo, in nome della forza delle loro nuove idee, avevano tentato invece di sostituire con la violenza l'ideologia marxista a forme di capitalismo che in quegli anni andavano crescendo un po' in tutte le parti del mondo. Nacquero così l'Unione Sovietica, la Repubblica Popolare Cinese e più recentemente Cuba, per citare le più importanti. Il risultato fu drammatico. Le nazioni cosiddette socialiste, a partire dall'Unione Sovietica si dimostrarono totalitarie e furono costrette a mantenere il potere con la forza e la violenza, mentre nelle altri parti del mondo il capitalismo non solo cresceva, ma rendeva floridezza, ricchezza e soprattutto libertà. Quanti sogni di giovani tedeschi, orientali, polacchi, ungheresi alla ricerca di migliori condizioni di vita nei loro paesi furono spezzati col sangue!
C'era da aspettarsi che simili regimi prima o poi sarebbero stati sconfessati non solo dall'esterno ma anche dall'interno di quei paesi. E così fu. Si vide il comunismo come nemico della libertà e della crescita sociale e tutti coloro che si ispiravano ai suoi ideali furono trascinati nell'umiliazione della sconfitta senza onore. In Italia la sinistra è scomparsa e solo coloro che ad essa si ispiravano, ma hanno cambiato nomi e proponimenti, sono sopravvissuti. Così morto e seppellito il comunismo, il capitalismo ebbe via libera e successo incontrastato.
Il risultato è drammatico e tutti lo possiamo vedere a chiare lettere. Il sistema capitalistico ha rafforzato le peggiori tendenze dell'essere umano. Le ha alimentate e fatte crescere a dismisura. Il sistema capitalista ha dato la possibilità, senza nemmeno che ce ne potessimo accorgere in tempo,che emergessero tutti quei comportamenti che rafforzano il valore, la competizione, non certo la fratellanza. Competizione e non partecipazione sono in grado di mettere tutti contro tutti alla ricerca di valori come il potere e il denaro La società capitalistica premia infatti proprio chi comanda ed è ricco, anzi lo utilizza ad esempio morale da seguire. Le televisioni amplificano tali concetti e diventano il punto di partenza di infezioni che si propagano velocemente sotto forma di una terribile epidemia capace di contagiare milioni di persone, e fatto ancor più grave, soprattutto i più giovani. In Italia è stato eletto a premier proprio un uomo che è la dimostrazione tangibile del potere e del denaro, come si dice da più parti, conseguito anche tramite forme spregiudicate di gestione, a volte ai limiti della legge. Ma è inevitabilmente diventato un simbolo e un esempio per le future generazioni. Le conseguenze, e non solo nella società Italiana, non si sono fatte attendere al di là di quelle economiche. Un numero sempre maggiore di persone vanno abbracciando una visione della vita di tipo egocentrico e narcisistico. E chi non si sente mai sufficientemente all'altezza o non si sente di schierarsi dalla parte di quel tipo di comportamenti, può facilmente finire preda di psicofarmaci, di cocaina o, nel caso peggiore, di comportamenti delinquenziali. Varie forme di violenza e di follia sono evidenti davanti agli occhi di tutti e non c'è giorno che i nostri mass media non ce le mostrino. Il rischio grande è che simili comportamenti possano attecchire sempre più anche tra i giovani e che finiscano per mettere radici profonde nella società italiana con gravissime conseguenze per il futuro. Questo è il futuro che ci attende. Sembra che tutti vogliono chiudere gli occhi per non accorgersene.
Oggi tutto è lecito e le leggi lo permettono. Non mi importa di chi è più fragile di me e ne farà le spese, sembrano dire con forza molti potenti galvanizzati dal successo e dal denaro. Fino a quando le leggi me lo permetteranno, farò tutto quello che voglio per arricchirmi e sottomettere gli altri al mio dominio.
Negli ultimi anni il gioco è diventato sempre più spietato. Si credeva che i danni fatti da alcuni, venissero mascherati, perché spalmati a livello mondiale, in quello che veniva definita la società globale. C'era la certezza che una volta diluiti nella massa scomparissero come per magia. Ma i furbi negli anni sono diventati sempre più numerosi, la voglia di ricchezza è aumentata vertiginosamente (era possibile fare soldi facilmente) e il danno non è stato più possibile spargerlo e mascherarlo nel mondo. Sono comparse le prime crepe, poi le voragini che che non si è più riusciti a nascondere. Ma nessuno ha il coraggio di dichiarare finito il sistema capitalistico. Si parla di nuove regole, senza capire quali, perché la cosa più assurda è che sono proprio coloro che hanno contribuito alla crisi o che quanto meno non hanno avuto nessuna lungimiranza per prevederla e prevenirla, che si arrogano il diritto di trovare soluzioni. E la maggior parte di noi questo non lo trova affatto assurdo. Certo qualcosa sarà fatto, ma sarà come la casa di paglia dei tre porcellini che non reggerà alla forza del lupo.
Per risanare questo mondo occorrono in verità nuove e stravolgenti regole che sconfesseranno completamente il vecchio capitalismo. Il nuovo non si potrà chiamarlo nemmeno capitalismo, tanto sarà da lui distante. Dovrà estirpare vecchie radici e piantare nuove visioni nel cui geni ci sia una forte connotazione di solidarietà. Certo il cambiamento non può essere affidato a coloro che fino ad oggi hanno esaltato e difeso il capitalismo, arroccati su vecchie visioni legate alla competizione e al consumismo.
Per me uomo vicino alle idee di chi ha lottato per la libertà e l'uguaglianza in tante parti del mondo, era difficile comprendere come coloro che le hanno portate avanti sono stati nella stragrande maggioranza dei casi uomini che si proclamavano di sinistra, sventolavano bandiere rosse con la falce e martello, le stesse di una ideologia che aveva costruito terribili regimi dittatoriali. Che strano controsenso, eppure ne sono stato coinvolto io stesso. Alla caduta di quei regimi, e negli anni successivi in Italia anche dei partiti che li sostenevano, ho sentito dentro di me un gran vuoto, come un'ingiustizia patita, ma contro la quale però non avevo armi da contrapporre, tanto la storia aveva dato un giudizio definitivamente negativo all'ideologia comunista. Ma sentivo allo stesso modo che prima o poi avrei potuto dare una risposta nuova e feconda, senza rinnegare i valori in cui avevo da sempre creduto. Riflettendoci, proprio alla luce dei recenti avvenimenti, sono andato confermando l'idea che l'ideologia comunista sarebbe potuta nascere spontaneamente solo con il crollo della società capitalistica, proprio alla luce della estrema inumanità di tale società. Avere voluto con violenza scalzare il capitalismo, in nome della nuova ideologia marxista con la forza e la violenza fu una scelta scellerata che snaturò quella rivoluzionaria idea di partecipazione e giustizia sociale, fino a farla diventare un regime scellerato che nulla aveva più di quei valori fecondi. Dalla violenza abbiamo imparato definitivamente che non può nascere nulla di positivo e spirituale. E il nuovo assetto sociale di cui tutti sentiamo il bisogno, anche se con le premesse di quello che per la gente come me sarebbe dovuto essere il comunismo, non potrà più nemmeno chiamarsi così. Troppi ricordi negativi lo risucchierebbero in giudizi negativi. Ne sono profondamente dispiaciuto, ma gli errori vanno pagati. Da più parti si parla nuovamente di socialismo e anche autorevoli uomini politici del nostro attuale governo di destra si definiscono socialisti. A me piacerebbe chiamare allora la nuova società con il nome di Società Solidale e la nuova ideologia con il nome di solidarismo, proprio per mettere in risalto il ruolo della solidarietà nel cambiamento del mondo verso l'uguaglianza e la libertà. Solo da questa premessa può nascere una società veramente migliore ed in sintonia con la natura. Fuori dalle leggi della natura l’uomo non vive in sintonia con le energie che sprigionano da tutti gli esseri viventi che al contrario quelle leggi le rispettano. È un po’ come nuotare contro corrente, faticoso come è faticoso vivere per la maggior parte degli esseri umani. Oltretutto una vita che non è in sintonia con le leggi naturali ha portato l’uomo a utilizzare sistematicamente l’annientamento fisico dei sui simili come regola nelle dispute individuali e di gruppo. La maggior parte delle guerre sono state fatte dagli uomini in nome delle loro visioni innaturali. Per non parlare dei danni che l’uomo compie nei confronti degli altri esseri viventi da lui erroneamente considerati inferiori (senz’Anima) e dell’ambiente, dovuti al suo non rispetto delle leggi della natura che erano state scritte anche per lui. Le malattie di cui soffre l’uomo, e in particolare quelle mentali, porteranno inevitabilmente a conseguenze gravissime non solo per la nostra specie ma per tutto il pianeta, se non saremo in grado di conoscerle bene, di curarle e di prevenirle. La mia visione è che la società capitalistica e ogni componente al suo interno si erano allontanati dall'equilibrio naturale, da leggi scritte da sempre per tutti gli esseri moderni e tutto questo aveva cominciato a creare mostri. La depressione è il principale mostro che a livello individuale cresce nelle nostre società disequilibrate. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che sia la prima causa di disabilità in tutti i Paesi industrializzati. L'agenzia ginevrina definisce la depressione un'emergenza sanitaria e sociale sempre più diffusa, e prevede che nel 2020 rappresenterà in tutto il pianeta addirittura la seconda causa di malattia e di invalidità (oggi è al quarto posto). Se non si comprende che la malattia dei singoli è causata da una ben più grave malattia del sistema, non riusciremo ad impostare soluzioni veramente innovative e veramente valide. Siamo oramai ridotti alla cura dei singoli individui che definiamo malati, mentre i sani sono quelli ben integrati nel sistema. Trascuriamo così di curare il sistema, vera e non riconosciuta causa dei quadri psicopatologici, come ben dimostra Alain Eherenberg (La fatica di essere se stessi, Enaudi Editore), secondo il quale sempre meno si incontra una depressione organizzata intorno al senso di colpa e a gravi traumi infantili, e sempre di più forme incentrate sul senso di inadeguatezza determinata dalle sempre maggiori richieste che la società fa ai singoli individui. Trascurare la trasformazione del sociale, afferma Umberto Galimberti, significa anche non capire più nulla del singolo individuo. Questo insegnava a tinte anche più forti il tanto bistrattato Franco Basaglia (si legga il bellissimo e profetico libro Conferenze brasiliane, Cortina Editore), quando proponeva la chiusura dei manicomi, pur temendo, come è oggi l'aria che tira, che prima o poi sarebbero stati riaperti. Forse lo sono già oggi e le nostre città vanno sempre più trasformandosi in enormi ospedali psichiatrici, pieni di malati di mente (se è vera, come temo, la stima che la depressione è la prima causa di invalidità delle nostre società capitaliste).
Creare la Società Solidale significa inanzi tutto capire che la sofferenza psichica individuale e la crisi morale ed economica di una società sono due aspetti di uno stesso problema. Significa capire che la felicità individuale e sociale corrono sugli stessi binari e che le soluzioni sono le stesse, sia per l'individuo malato che per una società in crisi.
Ha scritto V. S. Ramachandran, neuroscienziato indiano di fama mondiale (Che cosa sappiamo della mente, Mondadori, Milano, 2004, pag. 111), che i neuroscienziati possono oggi cominciare a rispondere ad alcuni degli interrogativi più pregnanti – e fino a ieri filosofici – che l’uomo si sia posto dall’alba della storia. Che cosa è il libero arbitrio? Che cos’è l’arte? Che cos’è il sé? Chi siamo noi? Che cos’è l’immagine corporea? Oggi come ieri, nessuna impresa è più vitale di questa per il benessere e la sopravvivenza del genere umano. Non dimentichiamo infatti che anche la politica, il colonialismo, l’imperialismo e la guerra traggono origine dal nostro cervello. Anch'io sono convinto che solo grazie alle ricerche scientifiche sulla mente è possibile scoprire non solo come fare per rendere felici i singoli malati psichici, ma riequilibrare il mondo tutto. L'etica, la giustizia, la non violenza e la partecipazione sono valori racchiusi dentro di noi. Dobbiamo portarli fuori, imparando a conoscere bene perché vengano disattesi e ingannati e poi aiutare gli uomini a realizzarli. È una meta ambiziosa, mai raggiunta che solo la scienza è in grado di supportare. Sapranno gli uomini in grado di comprenderlo e di guardare con fiducia alla scienza, senza continuare ad affidarsi ciecamente alle magie filosofiche e religiose o ancora peggio ad uomini e a partiti politici che vogliono farci credere che la nostra felicità sia legata alle facoltà economiche di ciascuno di noi e all'aumento dei consumi? Che è meglio competere che collaborare? Sapranno uscire dalle regole dei doveri, dei comandamenti, dei premi e delle punizioni e applicare metodi scientificamente testati?
Sono profondamente deluso per i miseri risultati raggiunti nelle nostre società socialmente civilizzate. Violenze giornaliere, droga sempre più diffusa da giovani che non trovano ideali in cui credere e dei quali alimentarsi, uomini di potere che si aggrediscono e ripetono gli stessi comportamenti criticati in chi li aveva preceduti al potere, televisioni che sono salite in cattedra ma insegnano materie inutili e dannose, guerre come sempre travestite da esportazione di democrazia e distruzione incontrollata del territorio e delle bellezze della natura. Tutto in nome della crescita del PIL. Non è il caso di tentare di percorrere nuove strade per pensare ad un futuro diverso?
Vorrei che prevalesse il valore dell’ozio, della lentezza e della durata; vorrei che ci fosse consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; vorrei una messa al bando del consumismo e un po' di indifferenza per le mode e per l’effimero; che si attingesse di più al sapere della tradizione; che non si identificasse il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con il possesso di apparecchiature elettroniche sempre più sofisticate, la conservazione con la chiusura mentale; che non si chiamassero consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; vorrei che si fosse capaci di distinguere la qualità dalla quantità; che si desiderasse la felicità più del divertimento; che fosse valorizzata la dimensione spirituale e affettiva; che ci fosse collaborazione invece della competizione. Vorrei che fosse sostituito il fare finalizzato a fare sempre di più per avere un reddito maggiore, con un fare bene finalizzato a lavorare meno ed avere più tempo libero da dedicare a se stessi e agli amici. Vorrei infine che predominasse la sobrietà non solo per il cibo ed i vestiti, ma anche per campi non materiali, compreso quello intellettuale e scientifico. La Società Solidale è la concreta possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi gli uomini dal ruolo di strumenti in mano alla società consumistica capitalistica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi, in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. Quale migliore momento per proporla, se non questo?
Ho lavorato per decenni alla conoscenza della struttura della psiche per capire come ci si ammalava e si diventava infelici. Mi è servito per mettere a punto un metodo per rieducare la mente dei miei malati e farli uscire dal tunnel della depressione e dell'infelicità. Mi sono accorto che le stesse malattie di cui soffrivano i miei pazienti erano le malattie della nostra società. Quel decadimento generale della qualità della vita nel mondo che di questi tempi è indicato come causa dei mille problemi che dobbiamo affrontare, è lo stesso decadimento di ciascun paziente che è venuto da me. Applico lo stesso metodo a tutti coloro che vogliono trasformare se stessi per migliorarsi e trasformare il mondo perché sono convinto che è una buona strada percorribile. Vorrei che tutti provassero questo desiderio di miglioramento e si affidassero a coloro che con umiltà indagano scientificamente sulla sofferenza e cercano di ridare libertà e vitalità agli altri.
Il mio impegno è studiare e divulgare un modo nuovo di vivere. Per questo ho creato un'Associazione Culturale al fine di promuovere l’incontro tra persone che vogliono comunicare tra loro con il linguaggio della fratellanza e della partecipazione, per contrastare l’attuale tendenza della nostra società di improntare i rapporti individuali e di gruppo nell’egoismo e nella competitività. L'Associazione si propone inoltre di favorire la ricerca scientifica della psiche e all'Anima in essa contenuta, per potere essere di contributo alla conoscenza delle malattie nervose e alla loro cura. Vuole essere così un punto di riferimento per coloro che soffrono di una qualche malattia mentale e per tutti quelli che avvertono la necessità di conoscere meglio se stessi allo scopo di ottenere un benessere psichico e fisico. In questa ottica vengono sviluppati anche progetti e organizzate iniziative nel campo dell'alimentazione, dell'attività fisica e dell'equilibrio ambientale, riconosciuti come pilastri per la salute della mente e del corpo. Parte dei fondi reperiti vengono devoluti alle cure non farmacologiche di patologie mentali di persone che non hanno fonti economiche per potersi permettere tali cure. Ho voluto chiamare questa associazione Anima la tua Anima perché la riscoperta dell'Anima, non più solo in senso religioso, ma in un'ottica più moderna e scientifica, come centro di coordinamento di tutte le nostre attività (dal controllo del sistema neuroimmunoendocrino alla realizzazione dei nostri desideri), è stata per me la partenza di un viaggio affascinante per creare un vero rapporto di partecipazione con gli altri, riconosciuti come parte di un tutto al quale tutti apparteniamo. Dal momento in cui si realizza veramente quel desiderio di comprensione, di comunicazione e di solidarietà che è dentro tutti gli esseri umani, il mondo riconquisterà il suo equilibrio originario e si realizzerà un nuovo ordine mondiale che permetterà a tutti di vivere nel miglior modo possibile.

venerdì 9 gennaio 2009

i miei seminari

“La scienza della felicità”
(come migliorare la qualità della vita)
La felicità nasce dalla possibilità di realizzare la libertà
e prima di tutto quella di procurarsi il piacere.Ma l’uomo è costretto dall’educazione a rinunciare alla libertà
in cambio della sicurezza.E diventa infelice.Io vi insegno a rieducare la vostra Anima
e a riconquistare la felicità perduta.
La felicità non è il prodotto del caso ma frutto di scelte deliberate. Non si tratta di un colpo di fortuna che si verifica per alcuni e mai per altri, ma un premio che illumina la vita di tutti quelli che la perseguono con determinazione sistematica, organizzazione e impegno. Ma per comprendere se stessi, superare i propri dubbi e raggiungere la felicità la maggior parte di noi preferisce utilizzare credenze magiche, piuttosto che le certezze delle scoperte della scienza. Credenza passiva contro consapevolezza, sottomissione senza gioia al magico, contro la felicità vera che nasce dalle intuizioni della scienza.
Basterebbe vivere le affermazioni filosofiche e religiose che vengono oggi proposte in seminari di ogni tipo, non come dotate di valore assoluto, ma di un valore relativo, se pur grande, e dare alla ricerca scientifica il compito della loro evoluzione, per superare il drammatico freno alla crescita spirituale dell’uomo a tutti oramai evidente. Ma nessuno è riuscito a realizzare questo fino ad ora. La neurobiologia si è sempre più addentrata nei meandri della mente e, forte delle ultime scoperte e carica di ottimismo, si è focalizzata su uno degli obbiettivi più alti che è quello di capire la natura della mente umana, un’impresa per anni considerata prescientifica, ma oggi dì piena attualità. In effetti, quando gli storici del pensiero fanno un bilancio degli ultimi venti anni del Novecento, sottolineano il fatto sorprendente che le intuizioni più preziose sulla mente umana emerse in quel periodo, più che dalle discipline tradizionalmente interessate alla mente come la filosofia, la psicologia o la psicoanalisi, derivano dalla loro fusione con quelle che studiano la biologia del cervello. Una sintesi che è stata rinvigorita dai recenti successi della biologia molecolare. Ha scritto V. S. Ramachandran, neuroscienziato indiano di fama mondiale (Che cosa sappiamo della mente, Mondadori, Milano, 2004, pag. 111), che “i neuroscienziati possono oggi cominciare a rispondere ad alcuni degli interrogativi più pregnanti, e fino a ieri filosofici, che l’uomo si sia posto dall’alba della storia. Che cosa è il libero arbitrio? Che cos’è l’arte? Che cos’è il sé? Chi siamo noi? Che cos’è l’immagine corporea? Oggi come ieri, nessuna impresa è più vitale di questa per il benessere e la sopravvivenza del genere umano. Non dimentichiamo infatti che anche la politica, il colonialismo, l’imperialismo e la guerra traggono origine dal nostro cervello”. Il mio compito e quello di tutti gli uomini di scienza è non solo fare ricerca nel campo a loro più congeniale, ma anche quello non meno importante di preparare loro stessi e gli altri ad un cambiamento epocale di interpretazione della realtà, che metta al primo posto dati concreti e non speculazioni magiche.
La scienza della felicità riesce a fondere armoniosamente gli elementi più disparati di varie discipline. Al suo interno si trovano per esempio i principi del buddismo e del cristianesimo, fusi con le filosofie occidentali e la psicologia contemporanea, ma tutti rivisitati alla luce delle più recenti scoperte delle neuroscienze.
In un'era in cui tutti i partiti politici, nell'affannoso tentativo di migliorare le condizioni di vita dei cittadini, si preoccupano soltanto di aumentare il PIL (prodotto interno lordo), io propongo invece di assumere, come metro di misura del benessere. l'indice di felicità.
Sono solito dire a coloro che sono alla ricerca della felicità che se siete soddisfatti della visione di voi stessi e del mondo, se questa determina in voi uno stato di benessere, proseguite nella vostra strada, siete già illuminati. Ma se, in tutta sincerità, le risposte che date ai quesiti più importanti che riguardano la vita non vi soddisfano, se non siete affatto sereni e sentite dentro di voi la voglia di cambiare, provate a prendere in considerazione ciò che vado dicendo; potrebbe aiutarvi a raggiungere quella che io definisco la vera illuminazione.
Il percorso che propongo porta all'illuminazione che è la piena consapevolezza che all'origine di ogni sofferenza e disagio psichico c'è la paura dell'abbandono. Il superamento della paura dell’abbandono è il risveglio o nirvana. Solo chi raggiunge il nirvana può vivere pienamente quella meravigliosa sensazione di benessere che si chiama estasi. Proprio in virtù della liberazione dalla paura dell'abbandono non teme più la solitudine. Per il fatto di non essere coinvolto da nessuno in particolare, egli ha la possibilità di farsi coinvolgere da tutti per divenire cuore universale. Il condividere con gli altri questa sensazione di estasi e aiutarli a raggiungerla rappresenta il punto più alto di spiritualità. Le potenzialità della vostra mente si amplieranno e potrete accedere alle facoltà cosiddette paranormali. Questo è la strada che insegno a percorrere. Per far diventare anche voi un uomo felice, il saggio, l'Avatar Kalki, colui che ha cambiato se stesso e contribuirà a costruire un mondo migliore.
Corso di 1° livello
DALL'ILLUMINAZIONE ALL'ESTASI
(per conoscere come funziona la mente)
sei incontri
prima parte (due incontri)
L'ILLUMINAZIONE (la conoscenza)
introduzione
conoscenza delle strutture della psiche ed in particolare dell'Anima
definizione moderna di parole chiave (coscienza, inconscio, Anima, sofferenza psichica, amore, spiritualità etc.)
le ragioni della sofferenza umana individuale e collettiva
seconda parte (due incontri)
IL NIRVANA (la liberazione)
il nirvana: dalla tradizione buddista alle scoperte delle neuroscienze
come superare ogni sofferenza e riconquistare la felicità perduta
terza parte (due incontri)
L'ESTASI (la realizzazione)
come si realizzano la felicità, la saggezza e la spiritualità
conoscere i poteri della mente
(viaggio astrale, psicocinesi, telepatia , chiaroveggenza, precognizione, guarigioni ipnotiche e sincroniche, pranoterapia)
Corso di 2° livello
VIVERE NELL'ESTASI
(per realizzare la felicità, la saggezza e la crescita spirituale)
sei incontri
prima parte (due incontri)
LE TECNICHE
trance, meditazione, ipnosi ed estasi
seconda parte (quattro incontri)
LA REALIZZAZIONE DELL'ESTASI
vivere nell'estasi
Corso di 3° livello
I POTERI DELLA MENTE
(argomenti di riflessione, di confronto e di scambio di esperienze sui poteri della mente)
incontri periodici
realizzazione dei poteri della mente
l'Avatar: crescita spirituale e progetti per un mondo migliore
Per informazioni sulle date dei seminari telefonare ai numeri tel.: 337696900 e 0552398464

venerdì 28 marzo 2008

Intervista che mi ha fatto la giornalista Patrizia Bertolotti sulla rivista VIAGGIANDO (numero di Aprile 08)

Dottor Norcia il sottotitolo del suo nuovo libro è “viaggio all’interno della mente” è scientificamente possibile viaggiare dentro se stessi e come?
Direi di si. Oggi, alla luce dei risultati di tante ricerche fatte dai neuroscienziati di tutto il mondo, è possibile fare un viaggio nella mente esattamente come è possibile farlo in qualunque altro organo. Non dobbiamo dimenticare che la mente è una parte del cervello fatta di cellule (in questo caso si parla di neuroni) esattamente come sono fatti di cellule tutti gli altri organi. E grazie a questo viaggio è possibile conoscere profondamente non solo perché si formano le malattie mentali e come curarle, ma anche dare risposte a domande del tipo chi siamo, cosa sia la felicità, la spiritualità e il significato della vita sulla terra.
La neuroscienza è ormai il luogo franco dove appunto scienza, psiche e spiritualità si incontrano. Potrebbe spiegarci cosa rappresenta oggi e quali prospettive apre per il futuro?
Chi ha letto i miei saggi ha compreso quanto la scienza è in grado di fare per la crescita spirituale dell'uomo. Conoscere realmente e in maniera semplice come ho cercato di fare in questo mio ultimo libro cosa sia la psiche, ed in particolare l'Anima in essa contenuta, non vuol dire banalizzarla e ridurne la grandezza, ma al contrario, scoprire e dare a tutti la possibilità di godere della sua meravigliosa complessità. Oltretutto la scienza non nega affatto l'esistenza del divino, solo non la utilizza per spiegare gli eventi che studia. Sono addirittura convinto che un giorno sarà proprio la scienza a darci la chiave che aprirà la porta per accedere al mistero, la casa del divino. Albert Einstein affermava che chi non ammette l’insondabile mistero non può essere uno scienziato. La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero. Sta qui il seme di ogni arte e di ogni vera scienza. Sono accompagnato dal senso del mistero, come una musica che fa da sottofondo, ogniqualvolta mi accingo ad esplorare il meraviglioso mondo nel quale sono immerso. Quanto più mettiamo da parte le affermazioni fatte dalle varie religioni e filosofie, tanto più siamo in grado di addentrarci nei segreti della natura e di conoscerne le leggi. Questo non vuol dire certamente negare la presenza del mistero, quanto quella di Dio, ma togliere intorno alla sua figura tutte quelle affermazioni che impediscono all’uomo di indagare realmente su se stesso e sul mondo che lo circonda. Per godere a pieno la gioia della vita. Chi crede in Dio ha in più il piacere di ringraziarlo perché secondo lui ha creato la meraviglia del mondo e gli ha dato la possibilità di vivere e condividerne la bellezza.
Il frate calabrese di Stilo Tommaso Campanella (1568-1639) affermava che imparava più dall'anatomia di una formica e da un filo d'erba che non da tutti i libri scritti fino a mò. Visse ai tempi di Galileo e di Giordano Bruno. Questi innovatori avevano capito che le affermazioni degli illustri sapienti del passato andavano verificate e sottoposte a controlli. Non ci si accontentava più dell'ipse dixit e ritenevano che anche le Sacre Scritture andavano rivedute ed attentamente vagliate.
Può la scienza dare le risposte che fino a oggi si cercavano all’interno di una religione o una filosofia?
Ha scritto V. S. Ramachandran, neuroscienziato indiano di fama mondiale (Che cosa sappiamo della mente, Mondadori, Milano, 2004, pag. 111), che i neuroscienziati possono oggi cominciare a rispondere ad alcuni degli interrogativi più pregnanti – e fino a ieri filosofici – che l’uomo si sia posto dall’alba della storia. Che cosa è il libero arbitrio? Che cos’è l’arte? Che cos’è il sé? Chi siamo noi? Che cos’è l’immagine corporea? Oggi come ieri, nessuna impresa è più vitale di questa per il benessere e la sopravvivenza del genere umano. Non dimentichiamo infatti che anche la politica, il colonialismo, l’imperialismo e la guerra traggono origine dal nostro cervello. Non credo che ci sia altro da aggiungere. Concordo pienamente con il mio collega indiano.
Si può finalmente parlare di “Scienza Illuminata”?
Non solo si può parlare di scienza illuminata ma anche di scienza che illumina l'uomo e risponde con chiarezza e veridicità alle sue domande.
Nei suoi studi è riuscito a individuare una zona del nostro cervello dove risiederebbe l’Anima. Come è arrivato a questa conclusione?
Sono partito dalla considerazione che l'Anima rappresenta il centro delle nostre emozioni, dei desideri e dei progetti, la centralina di comando che regola le attività metaboliche di tutti i nostri organi. Ho cercato nel cervello dove nascessero le emozioni e quali fossero i centri capaci di regolare le attività dell'intero organismo. L’Anima, formata da un insieme di gruppi di neuroni superspecializzati che ho chiamato psiconeuroni, si trova al centro della scatola cranica, ben protetta da traumi e irrorata di sangue attraverso un complesso sistema di vasi arteriosi che rimangono efficienti anche nelle situazioni più critiche. Si tratta di nuclei di sostanza grigia (gruppi di neuroni) come l'amigdala e la sostanza nigra per citare i più importanti. Ho semplicemente fotografato le cellule nervose che si trovano in tali zone e ha ottenuto le prime foto dell’Anima. Ho più volte dichiarato di essere stato il primo ricercatore che ha fotografato l'Anima, ma non essendo un Americano, sponsorizzato da una qualche Università Americana, non faccio per ora notizia e giornali e televisioni mi ignorano. Questo non è importante perché non sono alla ricerca del successo, ma mi piacerebbe che almeno qualche volta un Italiano arrivasse primo. Oltretutto una tale notizia data in nelle prime pagine dei quotidiani e in importanti rubriche televisive, stimolerebbe molte persone ad approfondire la loro conoscenza della parte più nobile e importante del proprio corpo.
Molte persone oggi soffrono di depressione, ansia legata allo stress della vita quotidiana, altre sono incastrate in percorsi dolorosi sia del corpo sia della mente. C’è una causa comune, un comun denominatore a questi problemi che affliggono l’essere umano?
Sono profondamente convinto che la vera, primaria causa della sofferenza alla base di tutte le malattie mentali dell’uomo è la paura dell’abbandono, presente in tutti gli esseri che nascono da un utero, ma è soprattutto nell’uomo che raggiunge la massima espressione, per la complessità della sua struttura cerebrale.
Proprio da questa paura, se non viene risolta e superata attraverso un equilibrato rapporto di amore tra il bambino e l'ambiente in cui cresce, nascono infatti tutte le sofferenze e le malattie dell’Anima. Dalle più semplici forme di nevrosi fino alle psicosi più gravi, la causa è sempre la stessa: la paura dell’abbandono non superata. Io le ho ridefinite come malattie dell’Anima, in quanto è essa sola che si ammala nella psiche.
L’antico motto “Uomo conosci Te Stesso” è il fondamento di ogni ricerca volta a una maggiore comprensione di sé e del proprio cammino su questa terra. È il famoso “Dio in Te”. Dal suo libro sembra che tutto questo abbia anche una incrollabile base scientifica. Tutto risiede nell’Anima e nella sua area fisica di competenza. Liberare l’Uomo Divino che è imprigionato in noi è liberare la propria Anima. Come?
Penso che solo la conoscenza approfondita dei meccanismi che regolano le attività della nostra mente, dell’Anima e delle sue manifestazioni normali e patologiche possono liberare il divino che è racchiuso in ogni uomo. Da parte mia ho cercato di dare una lettura scientifica della nostra mente ed in particolare dell’Anima in essa contenuta e spero di essere riuscito per lo meno a creare un qualche interesse per la mia visione. Sicuramente questa ha permesso a me come a quelle persone che si sono immedesimate in essa di raggiungere quel benessere mentale e fisico che è alla base della nostra crescita spirituale e che io chiamo la vera estasi. Ma soprattutto tale visione è in grado di dare la possibilità di comprendere che non saremo mai soli dal momento che abbiamo superato la paura dell’abbandono e che abbiamo dentro di noi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per stare bene. È racchiuso nella nostra Anima, spicchio di un Universo con cui siamo in sintonia e non separati. Da questa consapevolezza sboccia un rapporto di partecipazione con gli altri, riconosciuti come parte di un tutto al quale tutti apparteniamo. Dal momento in cui un uomo realizza veramente quel desiderio di comprensione, di comunicazione e di solidarietà che è dentro tutti gli esseri umani e che si chiama amore, egli diventa un Uomo Divino. Comincerà una nuova vita, questa si degna di essere vissuta.