(il fallimento del capitalismo può aprire le porte ad una nuova spiritualità)
L’amore è il desiderio più profondo dell'uomo
e l'unico che se realizzato può renderlo veramente felice.
Nasce dalla sua voglia di socializzazione
e solo in una società equilibrata,
in sintonia con il suo desiderio di amore,
sarà in grado di realizzarlo.
Ormai da qualche tempo non si sente che parlare di difficoltà crescenti nelle economie dei più potenti paesi del mondo a cominciare dagli Stati Uniti. Sembra che non esistono altri problemi. Abbiamo messo da parte i temi della sicurezza, dell'integrazione razziale e della moralità di chi ci governa. Siamo tutti intenti a capire cosa succederà in campo economico. Mentre i governi degli stati più potenti del mondo asseriscono che la crisi economica è sotto controllo, che verranno prese tutte le decisioni per scongiurare ogni rischio per i cittadini, che le banche e le industrie saranno aiutate dallo Stato stesso, ogni giorno assistiamo a notizie sempre più allarmanti che sconfessano invece chi cerca di tranquillizzarci. Si va alla deriva e si affonda nello stesso clima che si dovette vivere sulla famosa nave “Titanic” prima della tragedia: l'orchestra suonava mentre la nave affondava. La crisi che all'inizio ci dicevano avesse colpito solo alcune banche (quelle buone le avrebbe salvate lo Stato), ha investito un po' tutte le attività produttive, tanto che lo stesso giorno in cui scrivo questo articolo, si parla per la prima volta apertamente per l'Italia di vera e propria recessione. Recessione è una situazione economica caratterizzata da livelli di attività produttiva più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando completamente ed in maniera efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione.
Per definire la recessione si usa come termine di riferimento il PIL (Prodotto Interno Lordo); se la variazione del PIL rispetto all'anno precedente è inferiore all'1% si parla di crisi economica, se è superiore si parla di recessione. Quindi, se il PIL dell'anno precedente è uguale a 100 e quello dell'anno successivo è 99,5, si parla di crisi economica, se invece è di 98,5 si parla di recessione. Negli Stati Uniti si parla di recessione quando il PIL reale diminuisce per almeno due trimestri consecutivi.
Sintomi delle fasi di recessione possono essere la diminuzione del tasso di crescita della produzione, l'aumento della disoccupazione, la diminuzione dei tassi di interesse in seguito alla riduzione della domanda di credito da parte delle imprese, il rallentamento del tasso di inflazione causato dalla diminuzione della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori. In alcuni casi, la recessione può essere associata con l'aumento dei prezzi (inflazione), fenomeno conosciuto come stagflazione (combinazione dei termini stagnazione ed inflazione). Il consumismo che pure viene giustamente criticato perché spinge gli esseri umani, condizionati sempre più dagli spot pubblicitari a comprare spesso al di fuori di qualunque logica, costituisce il motore e la linfa che permettono alla società capitalista di sopravvivere. Nessuno a destra e a sinistra nutre il minimo dubbio sull’utilità e la necessità della crescita economica e così tutti finiscono per essere d'accordo e approvano il consumismo. La crescita e il consumo sono al primo punto di ogni programma politico. Un postulato che non ha bisogno di dimostrazione. Come ogni organismo vivente deve respirare, così l’economia deve crescere. Se non cresce è sintomo che sta male. Una mancanza di logica esibita senza pudore, di per sé solo ridicola, perché nasconde il rifiuto di capire che una crescita infinita non è possibile in un mondo che, per quanto grande, non ha una disponibilità infinita di risorse da trasformare in merci, né una capacità infinita di assorbire i rifiuti generati dai processi di produzione e dalle merci nel corso e al termine della loro vita. Eppure la competizione politica tra destra e sinistra, tra tutte le destre e tutte le sinistre apparse nella storia, si è sempre incentrata sulle rispettive capacità di far crescere l’economia più della parte avversa. La crescita della produzione è l’obiettivo degli imprenditori, dei sindacati e della finanza. La crescita dei consumi l’aspettativa delle popolazioni. Nel sistema dei valori su cui si fondano le società industriali il più si è identificato e continua a identificarsi col meglio, anche se progressivamente diminuiscono la sua utilità e aumentano i disagi che crea. I danni sono come nascosti da un velo che impedisce di vederli. Le guerre per il controllo dei giacimenti petroliferi, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari e i cambiamenti climatici in corso non vengono messi in relazione con l’incremento dei consumi di fonti fossili necessari a sostenere la crescita della produzione e dei consumi. Come se niente fosse, la destra e la sinistra, tutte le varianti attuali della destra e della sinistra, continuano a mettere la crescita e il consumo al centro dei loro programmi politici. Adesso non è più possibile fare finta di niente e qualunque provvedimento che cercasse di fare nuovamente aumentare i consumi sarebbe destinato nel breve a fallire. Eppure avviene proprio questo. Da una parte il benessere economico diminuisce, dall'altro, i governanti, il nostro con maggior faccia tosta, ci chiedono di sorridere e di continuare a comprare.
Voglio essere chiaro e deciso, visto che tutti hanno paura di dichiararlo: quello a cui stiamo assistendo è un vero e proprio crollo del sistema capitalistico. Tutti hanno paura di dichiararlo, visto che dopo il cosiddetto crollo del comunismo, e in Italia anche dei partiti che lo sostenevano, il capitalismo era considerato come l'unica forma di società possibile. Dichiararlo fallito significherebbe come dichiarare la fine del mondo, la morte delle società civili e una vita di miseria e di stento per tutti, una vera Apocalisse. E poi ci sarebbe il pericolo che il mostro del comunismo, casomai non fosse definitivamente morto, rialzasse la testa e riapparisse nuovamente. Anche di questo devono avere paura molti uomini politici, e allora è molto meglio non cominciare brutalmente a spargere la notizia del fallimento del capitalismo. Meglio lasciar credere che è possibile rimediare, casomai riscrivendo le leggi che lo governano, aiutando economicamente le famiglie povere, in un crescendo di buoni e accattivanti propositi.
Carl Marx e tanti ricercatori, in epoche non sospette, avevano dichiarato apertamente che l'avvento del comunismo sarebbe potuto avvenire soltanto dopo il crollo del capitalismo. Alcuni leader politici all'inizio del secolo, in nome della forza delle loro nuove idee, avevano tentato invece di sostituire con la violenza l'ideologia marxista a forme di capitalismo che in quegli anni andavano crescendo un po' in tutte le parti del mondo. Nacquero così l'Unione Sovietica, la Repubblica Popolare Cinese e più recentemente Cuba, per citare le più importanti. Il risultato fu drammatico. Le nazioni cosiddette socialiste, a partire dall'Unione Sovietica si dimostrarono totalitarie e furono costrette a mantenere il potere con la forza e la violenza, mentre nelle altri parti del mondo il capitalismo non solo cresceva, ma rendeva floridezza, ricchezza e soprattutto libertà. Quanti sogni di giovani tedeschi, orientali, polacchi, ungheresi alla ricerca di migliori condizioni di vita nei loro paesi furono spezzati col sangue!
C'era da aspettarsi che simili regimi prima o poi sarebbero stati sconfessati non solo dall'esterno ma anche dall'interno di quei paesi. E così fu. Si vide il comunismo come nemico della libertà e della crescita sociale e tutti coloro che si ispiravano ai suoi ideali furono trascinati nell'umiliazione della sconfitta senza onore. In Italia la sinistra è scomparsa e solo coloro che ad essa si ispiravano, ma hanno cambiato nomi e proponimenti, sono sopravvissuti. Così morto e seppellito il comunismo, il capitalismo ebbe via libera e successo incontrastato.
Il risultato è drammatico e tutti lo possiamo vedere a chiare lettere. Il sistema capitalistico ha rafforzato le peggiori tendenze dell'essere umano. Le ha alimentate e fatte crescere a dismisura. Il sistema capitalista ha dato la possibilità, senza nemmeno che ce ne potessimo accorgere in tempo,che emergessero tutti quei comportamenti che rafforzano il valore, la competizione, non certo la fratellanza. Competizione e non partecipazione sono in grado di mettere tutti contro tutti alla ricerca di valori come il potere e il denaro La società capitalistica premia infatti proprio chi comanda ed è ricco, anzi lo utilizza ad esempio morale da seguire. Le televisioni amplificano tali concetti e diventano il punto di partenza di infezioni che si propagano velocemente sotto forma di una terribile epidemia capace di contagiare milioni di persone, e fatto ancor più grave, soprattutto i più giovani. In Italia è stato eletto a premier proprio un uomo che è la dimostrazione tangibile del potere e del denaro, come si dice da più parti, conseguito anche tramite forme spregiudicate di gestione, a volte ai limiti della legge. Ma è inevitabilmente diventato un simbolo e un esempio per le future generazioni. Le conseguenze, e non solo nella società Italiana, non si sono fatte attendere al di là di quelle economiche. Un numero sempre maggiore di persone vanno abbracciando una visione della vita di tipo egocentrico e narcisistico. E chi non si sente mai sufficientemente all'altezza o non si sente di schierarsi dalla parte di quel tipo di comportamenti, può facilmente finire preda di psicofarmaci, di cocaina o, nel caso peggiore, di comportamenti delinquenziali. Varie forme di violenza e di follia sono evidenti davanti agli occhi di tutti e non c'è giorno che i nostri mass media non ce le mostrino. Il rischio grande è che simili comportamenti possano attecchire sempre più anche tra i giovani e che finiscano per mettere radici profonde nella società italiana con gravissime conseguenze per il futuro. Questo è il futuro che ci attende. Sembra che tutti vogliono chiudere gli occhi per non accorgersene.
Oggi tutto è lecito e le leggi lo permettono. Non mi importa di chi è più fragile di me e ne farà le spese, sembrano dire con forza molti potenti galvanizzati dal successo e dal denaro. Fino a quando le leggi me lo permetteranno, farò tutto quello che voglio per arricchirmi e sottomettere gli altri al mio dominio.
Negli ultimi anni il gioco è diventato sempre più spietato. Si credeva che i danni fatti da alcuni, venissero mascherati, perché spalmati a livello mondiale, in quello che veniva definita la società globale. C'era la certezza che una volta diluiti nella massa scomparissero come per magia. Ma i furbi negli anni sono diventati sempre più numerosi, la voglia di ricchezza è aumentata vertiginosamente (era possibile fare soldi facilmente) e il danno non è stato più possibile spargerlo e mascherarlo nel mondo. Sono comparse le prime crepe, poi le voragini che che non si è più riusciti a nascondere. Ma nessuno ha il coraggio di dichiarare finito il sistema capitalistico. Si parla di nuove regole, senza capire quali, perché la cosa più assurda è che sono proprio coloro che hanno contribuito alla crisi o che quanto meno non hanno avuto nessuna lungimiranza per prevederla e prevenirla, che si arrogano il diritto di trovare soluzioni. E la maggior parte di noi questo non lo trova affatto assurdo. Certo qualcosa sarà fatto, ma sarà come la casa di paglia dei tre porcellini che non reggerà alla forza del lupo.
Per risanare questo mondo occorrono in verità nuove e stravolgenti regole che sconfesseranno completamente il vecchio capitalismo. Il nuovo non si potrà chiamarlo nemmeno capitalismo, tanto sarà da lui distante. Dovrà estirpare vecchie radici e piantare nuove visioni nel cui geni ci sia una forte connotazione di solidarietà. Certo il cambiamento non può essere affidato a coloro che fino ad oggi hanno esaltato e difeso il capitalismo, arroccati su vecchie visioni legate alla competizione e al consumismo.
Per me uomo vicino alle idee di chi ha lottato per la libertà e l'uguaglianza in tante parti del mondo, era difficile comprendere come coloro che le hanno portate avanti sono stati nella stragrande maggioranza dei casi uomini che si proclamavano di sinistra, sventolavano bandiere rosse con la falce e martello, le stesse di una ideologia che aveva costruito terribili regimi dittatoriali. Che strano controsenso, eppure ne sono stato coinvolto io stesso. Alla caduta di quei regimi, e negli anni successivi in Italia anche dei partiti che li sostenevano, ho sentito dentro di me un gran vuoto, come un'ingiustizia patita, ma contro la quale però non avevo armi da contrapporre, tanto la storia aveva dato un giudizio definitivamente negativo all'ideologia comunista. Ma sentivo allo stesso modo che prima o poi avrei potuto dare una risposta nuova e feconda, senza rinnegare i valori in cui avevo da sempre creduto. Riflettendoci, proprio alla luce dei recenti avvenimenti, sono andato confermando l'idea che l'ideologia comunista sarebbe potuta nascere spontaneamente solo con il crollo della società capitalistica, proprio alla luce della estrema inumanità di tale società. Avere voluto con violenza scalzare il capitalismo, in nome della nuova ideologia marxista con la forza e la violenza fu una scelta scellerata che snaturò quella rivoluzionaria idea di partecipazione e giustizia sociale, fino a farla diventare un regime scellerato che nulla aveva più di quei valori fecondi. Dalla violenza abbiamo imparato definitivamente che non può nascere nulla di positivo e spirituale. E il nuovo assetto sociale di cui tutti sentiamo il bisogno, anche se con le premesse di quello che per la gente come me sarebbe dovuto essere il comunismo, non potrà più nemmeno chiamarsi così. Troppi ricordi negativi lo risucchierebbero in giudizi negativi. Ne sono profondamente dispiaciuto, ma gli errori vanno pagati. Da più parti si parla nuovamente di socialismo e anche autorevoli uomini politici del nostro attuale governo di destra si definiscono socialisti. A me piacerebbe chiamare allora la nuova società con il nome di Società Solidale e la nuova ideologia con il nome di solidarismo, proprio per mettere in risalto il ruolo della solidarietà nel cambiamento del mondo verso l'uguaglianza e la libertà. Solo da questa premessa può nascere una società veramente migliore ed in sintonia con la natura. Fuori dalle leggi della natura l’uomo non vive in sintonia con le energie che sprigionano da tutti gli esseri viventi che al contrario quelle leggi le rispettano. È un po’ come nuotare contro corrente, faticoso come è faticoso vivere per la maggior parte degli esseri umani. Oltretutto una vita che non è in sintonia con le leggi naturali ha portato l’uomo a utilizzare sistematicamente l’annientamento fisico dei sui simili come regola nelle dispute individuali e di gruppo. La maggior parte delle guerre sono state fatte dagli uomini in nome delle loro visioni innaturali. Per non parlare dei danni che l’uomo compie nei confronti degli altri esseri viventi da lui erroneamente considerati inferiori (senz’Anima) e dell’ambiente, dovuti al suo non rispetto delle leggi della natura che erano state scritte anche per lui. Le malattie di cui soffre l’uomo, e in particolare quelle mentali, porteranno inevitabilmente a conseguenze gravissime non solo per la nostra specie ma per tutto il pianeta, se non saremo in grado di conoscerle bene, di curarle e di prevenirle. La mia visione è che la società capitalistica e ogni componente al suo interno si erano allontanati dall'equilibrio naturale, da leggi scritte da sempre per tutti gli esseri moderni e tutto questo aveva cominciato a creare mostri. La depressione è il principale mostro che a livello individuale cresce nelle nostre società disequilibrate. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che sia la prima causa di disabilità in tutti i Paesi industrializzati. L'agenzia ginevrina definisce la depressione un'emergenza sanitaria e sociale sempre più diffusa, e prevede che nel 2020 rappresenterà in tutto il pianeta addirittura la seconda causa di malattia e di invalidità (oggi è al quarto posto). Se non si comprende che la malattia dei singoli è causata da una ben più grave malattia del sistema, non riusciremo ad impostare soluzioni veramente innovative e veramente valide. Siamo oramai ridotti alla cura dei singoli individui che definiamo malati, mentre i sani sono quelli ben integrati nel sistema. Trascuriamo così di curare il sistema, vera e non riconosciuta causa dei quadri psicopatologici, come ben dimostra Alain Eherenberg (La fatica di essere se stessi, Enaudi Editore), secondo il quale sempre meno si incontra una depressione organizzata intorno al senso di colpa e a gravi traumi infantili, e sempre di più forme incentrate sul senso di inadeguatezza determinata dalle sempre maggiori richieste che la società fa ai singoli individui. Trascurare la trasformazione del sociale, afferma Umberto Galimberti, significa anche non capire più nulla del singolo individuo. Questo insegnava a tinte anche più forti il tanto bistrattato Franco Basaglia (si legga il bellissimo e profetico libro Conferenze brasiliane, Cortina Editore), quando proponeva la chiusura dei manicomi, pur temendo, come è oggi l'aria che tira, che prima o poi sarebbero stati riaperti. Forse lo sono già oggi e le nostre città vanno sempre più trasformandosi in enormi ospedali psichiatrici, pieni di malati di mente (se è vera, come temo, la stima che la depressione è la prima causa di invalidità delle nostre società capitaliste).
Creare la Società Solidale significa inanzi tutto capire che la sofferenza psichica individuale e la crisi morale ed economica di una società sono due aspetti di uno stesso problema. Significa capire che la felicità individuale e sociale corrono sugli stessi binari e che le soluzioni sono le stesse, sia per l'individuo malato che per una società in crisi.
Ha scritto V. S. Ramachandran, neuroscienziato indiano di fama mondiale (Che cosa sappiamo della mente, Mondadori, Milano, 2004, pag. 111), che i neuroscienziati possono oggi cominciare a rispondere ad alcuni degli interrogativi più pregnanti – e fino a ieri filosofici – che l’uomo si sia posto dall’alba della storia. Che cosa è il libero arbitrio? Che cos’è l’arte? Che cos’è il sé? Chi siamo noi? Che cos’è l’immagine corporea? Oggi come ieri, nessuna impresa è più vitale di questa per il benessere e la sopravvivenza del genere umano. Non dimentichiamo infatti che anche la politica, il colonialismo, l’imperialismo e la guerra traggono origine dal nostro cervello. Anch'io sono convinto che solo grazie alle ricerche scientifiche sulla mente è possibile scoprire non solo come fare per rendere felici i singoli malati psichici, ma riequilibrare il mondo tutto. L'etica, la giustizia, la non violenza e la partecipazione sono valori racchiusi dentro di noi. Dobbiamo portarli fuori, imparando a conoscere bene perché vengano disattesi e ingannati e poi aiutare gli uomini a realizzarli. È una meta ambiziosa, mai raggiunta che solo la scienza è in grado di supportare. Sapranno gli uomini in grado di comprenderlo e di guardare con fiducia alla scienza, senza continuare ad affidarsi ciecamente alle magie filosofiche e religiose o ancora peggio ad uomini e a partiti politici che vogliono farci credere che la nostra felicità sia legata alle facoltà economiche di ciascuno di noi e all'aumento dei consumi? Che è meglio competere che collaborare? Sapranno uscire dalle regole dei doveri, dei comandamenti, dei premi e delle punizioni e applicare metodi scientificamente testati?
Sono profondamente deluso per i miseri risultati raggiunti nelle nostre società socialmente civilizzate. Violenze giornaliere, droga sempre più diffusa da giovani che non trovano ideali in cui credere e dei quali alimentarsi, uomini di potere che si aggrediscono e ripetono gli stessi comportamenti criticati in chi li aveva preceduti al potere, televisioni che sono salite in cattedra ma insegnano materie inutili e dannose, guerre come sempre travestite da esportazione di democrazia e distruzione incontrollata del territorio e delle bellezze della natura. Tutto in nome della crescita del PIL. Non è il caso di tentare di percorrere nuove strade per pensare ad un futuro diverso?
Vorrei che prevalesse il valore dell’ozio, della lentezza e della durata; vorrei che ci fosse consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; vorrei una messa al bando del consumismo e un po' di indifferenza per le mode e per l’effimero; che si attingesse di più al sapere della tradizione; che non si identificasse il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con il possesso di apparecchiature elettroniche sempre più sofisticate, la conservazione con la chiusura mentale; che non si chiamassero consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; vorrei che si fosse capaci di distinguere la qualità dalla quantità; che si desiderasse la felicità più del divertimento; che fosse valorizzata la dimensione spirituale e affettiva; che ci fosse collaborazione invece della competizione. Vorrei che fosse sostituito il fare finalizzato a fare sempre di più per avere un reddito maggiore, con un fare bene finalizzato a lavorare meno ed avere più tempo libero da dedicare a se stessi e agli amici. Vorrei infine che predominasse la sobrietà non solo per il cibo ed i vestiti, ma anche per campi non materiali, compreso quello intellettuale e scientifico. La Società Solidale è la concreta possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi gli uomini dal ruolo di strumenti in mano alla società consumistica capitalistica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi, in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. Quale migliore momento per proporla, se non questo?
Ho lavorato per decenni alla conoscenza della struttura della psiche per capire come ci si ammalava e si diventava infelici. Mi è servito per mettere a punto un metodo per rieducare la mente dei miei malati e farli uscire dal tunnel della depressione e dell'infelicità. Mi sono accorto che le stesse malattie di cui soffrivano i miei pazienti erano le malattie della nostra società. Quel decadimento generale della qualità della vita nel mondo che di questi tempi è indicato come causa dei mille problemi che dobbiamo affrontare, è lo stesso decadimento di ciascun paziente che è venuto da me. Applico lo stesso metodo a tutti coloro che vogliono trasformare se stessi per migliorarsi e trasformare il mondo perché sono convinto che è una buona strada percorribile. Vorrei che tutti provassero questo desiderio di miglioramento e si affidassero a coloro che con umiltà indagano scientificamente sulla sofferenza e cercano di ridare libertà e vitalità agli altri.
Il mio impegno è studiare e divulgare un modo nuovo di vivere. Per questo ho creato un'Associazione Culturale al fine di promuovere l’incontro tra persone che vogliono comunicare tra loro con il linguaggio della fratellanza e della partecipazione, per contrastare l’attuale tendenza della nostra società di improntare i rapporti individuali e di gruppo nell’egoismo e nella competitività. L'Associazione si propone inoltre di favorire la ricerca scientifica della psiche e all'Anima in essa contenuta, per potere essere di contributo alla conoscenza delle malattie nervose e alla loro cura. Vuole essere così un punto di riferimento per coloro che soffrono di una qualche malattia mentale e per tutti quelli che avvertono la necessità di conoscere meglio se stessi allo scopo di ottenere un benessere psichico e fisico. In questa ottica vengono sviluppati anche progetti e organizzate iniziative nel campo dell'alimentazione, dell'attività fisica e dell'equilibrio ambientale, riconosciuti come pilastri per la salute della mente e del corpo. Parte dei fondi reperiti vengono devoluti alle cure non farmacologiche di patologie mentali di persone che non hanno fonti economiche per potersi permettere tali cure. Ho voluto chiamare questa associazione Anima la tua Anima perché la riscoperta dell'Anima, non più solo in senso religioso, ma in un'ottica più moderna e scientifica, come centro di coordinamento di tutte le nostre attività (dal controllo del sistema neuroimmunoendocrino alla realizzazione dei nostri desideri), è stata per me la partenza di un viaggio affascinante per creare un vero rapporto di partecipazione con gli altri, riconosciuti come parte di un tutto al quale tutti apparteniamo. Dal momento in cui si realizza veramente quel desiderio di comprensione, di comunicazione e di solidarietà che è dentro tutti gli esseri umani, il mondo riconquisterà il suo equilibrio originario e si realizzerà un nuovo ordine mondiale che permetterà a tutti di vivere nel miglior modo possibile.
